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mercoledì 23 gennaio 2013

STREET ART: "Second Skin", il murales che si decompone.

Quanto dura la vita di un murales? Dev'esserlo chiesto anche Zed-1 quando ha immaginato il suo "Second Skin", il murales che si decompone.


Il vestito che vedete nella foto qui sopra è fatto di carta incollata in modo da staccarsi poco alla volta, lasciando vedere poco alla volta l'interno del corpo.



Lo sapevamo già, ma ora grazie a Zed-1 ne siamo più consapevoli. Anche i murales hanno una vita!

Fonte: Blouin.






GENIO: Peluches scarabocchiati. Scopriamo Crayon Creatures

Oggi torniamo bambini e vi portiamo all'asilo: vi ricordate i vostri bellissimi disegni un po' scarabocchiati, le vostre prime opere d'arte di cui andate tanto orgogliosi? Immaginate di poter far prendere vita a quel cavallo che a quattro anni avevate disegnato immaginando cavalcate in mondi fantastici. Impossibile? Non per Crayon Creatures !


Lo studio 3d di Barcellona traspone i disegni dei bimbi in modelli 3D, che poi, a loro volta sono trasformati in veri e proprio oggetti, pronti a popolare le nostre casa con un tocco d'infanzia.



Scommettiamo che state già riaprendo il baule con i vostri disegni d'infanzia, non è vero?




martedì 22 gennaio 2013

SOCIALNET: Partitina? Ruzzle, la nuova droga del 2013

Tutti ci giocano, molti ne parlano e alcuni ne scrivono. Ma cos’è esattamente Ruzzle


Se siete ancora tra i pochi non in possesso di smartphone oppure tra i pochissimi che, pur avendone uno, ancora non hanno ancora scaricato Ruzzle, ve lo spieghiamo noi.

Ma prima di proseguire con la lettura, un’avvertenza:  Ruzzle crea dipendenza e nuoce gravemente alla vita sociale. Una volta consci del pericolo di passare le vostre prossime cene aziendali e riunioni di famiglia a smanettare sul vostro smartphone che nemmeno quando a 15 anni vi dilettavate con Snake sul  Nokia 3310 , potete proseguire nella lettura.

Avete presente Scarabeo? Avete mai giocato al Paroliere? Ecco, Ruzzle non è altro che una sintesi di questi due popolari giochi di società perfezionata per una app mobile:  lo scopo è quello di unire alcune delle 16 lettere situate sulla scacchiera virtuale di Ruzzle in modo da formare parole di senso compiuto, tracciandole mediante il touchscreen, in senso orizzontale, diagonale o verticale.  Dopo tre round di 2 minuti ciascuno viene decretato il vincitore tra i due giocatori.

Per giocarvi è sufficiente disporre di uno smartphone iOS o Android e scaricare la relativa applicazione, registrarsi creando un nickname e cominciare a sfidare altri utenti. Spinti da una iniziale curiosità, nel giro di poche partite sarete caduti preda della più micidiale droga del 2013. 


Ruzzle non è nulla di particolarmente complesso dal punto di vista tecnico, ed è proprio la sua immediatezza e fruibilità, incentivata anche da un aspetto grafico semplice ma accattivante, che ne ha permesso il raggiungimento di 12 milioni di iscritti in 128 paesi del mondo.

A differenza di altri fenomeni del mobile gaming quali Angry Birds e Fruit Ninja inoltre, Ruzzle ha una componente social già insita in origine:  nascendo infatti come trasposizione di un gioco di società, funziona benissimo nel mettere in contatto utenti della rete, che possono sfidarsi a vicenda e anche comunicare via chat.

  

Unico limite: il consumo della batteria del vostro smartphone, che potrebbe improvvisamente scaricarsi lasciandovi in crisi di astinenza e il costo di 2.50 euro che è necessario pagare per avere la versione estesa del gioco.

E voi? Avete già provato Ruzzle? Diteci la vostra.





GRAPHIC DESIGN: Film iconici o icone filmiche? Torna Shortology in versione movie

Vi ricordate le grafiche minimal di Shortology? Tutta la storia umana, ma anche le vostre canzoni e telefilm preferiti riassunte in piccoli elementi in grado di evidenziare gli elementi chiave della battaglia di Waterloo, così come di Love Me Do dei Beatles.


La trama dei capolavori della filmografia mondiale in comode e pratiche icone. Adesso provateci voi. Titanic, come lo rappresentereste?







lunedì 21 gennaio 2013

SOCIALNET: "Remember life". Path, il social network per pochi intimi

Se utilizzate i social network, ma di fatto interagite solo con gli amici più intimi o addirittura vi dà fastidio che perfetti sconosciuti vedano quello che condividete, Path potrebbe essere il social network che fa per voi.


Pensato per smartphone, e disponibile sia su device iOS che Android, Path permette di avere al massimo 150 amici. Il numero non è casuale. Come spiegano i creatori del social network più riservato al mondo, secondo alcuni studi le relazioni che un essere umano riesce di media a mantenere in una vita sono appunto 150.
Un'altra particolarità di Path è quella di essere, per chi vuole, "automatico". Attraverso la funzione "Smart Journal", infatti, sarà lo stesso social a postare per noi, combinando le informazioni presenti nel profilo ogni volta che la nostra routine quotidiana subirà una variazione, come una vacanza, un viaggio di lavoro o una partenza improvvisa.
Come mostra il video qui sotto, Path è pensato per un'interazione continua e divertente con gli amici e le persone più vicine:



Particolarmente efficace è la funzione di ricerca ("Search memories") pensata per poter scorrere e condividere i momenti più belli.
Anche se alcune caratteristiche potrebbe suggerirlo, da parte dei creatori di Path non c'è nessuna volontà di contrapporsi a Facebook, ma solo di rispondere a un'esigenza diversa. Se Facebook è l'equivalente di una festa di piazza, Path è una serata con gli amici. 



domenica 20 gennaio 2013

GENIO: Bricolage per nerd. Jose Duarte e il kit fabbrica infografiche

Fan delle infografiche, ma poco avvezzi a Photoshop e company? Non preoccupatevi, Jose Duarte sta per venire in vostro soccorso!


Un semplice kit vi permetterà  di riprodurre in scala reale le vostre infografiche del cuore. Chi ha detto che bisogna essere grafici per essere nerd?



Fonte: http://www.laboiteverte.fr


venerdì 18 gennaio 2013

SOCIALNET: La fenice dei social network. Myspace si rifà l'abito

Social che vengono, social che vanno: nel momento in cui il fino a pochi mesi fa popolarissimo Foursquare viene dato per agonizzante dalle voci sul web, risorge dalle sue ceneri uno degli antesignani del social per come lo intendiamo oggi. In concomitanza con il lancio del nuovo singolo del cantante Justin Timberlake, che ha contribuito in prima persona al rilancio della piattaforma, il nuovo Myspace viene reso accessibile a tutti gli utenti del web.


La scelta che viene chiesta all’utente appena iscritto fa capire che il nuovo Myspace si propone come piattaforma di identificazione creativa: siete fotografi, musicisti, filmaker o giornalisti? Scegliete la vostra espressione di creatività prediletta. Non solo musica quindi, ma identità creative a 360°. Rimane comunque sullo sfondo di tutte le pagine un player audio, a ricordarci che la musica resta in ogni caso il filo conduttore del social network: è possibile inoltre creare mixaggi musicali e playlist personalizzate. 


L’interfaccia è lineare e pulita, piacevolmente minimal. Il layout grafico dei contenuti principali è organizzato con un struttura grafica definibile “ a mosaico”, che fa pensare  a Pinterest. L’intuitiva barra di navigazione sulla sinistra rimanda invece a Tumblr. Nel complesso comunque, il nuovo Myspace ha una sua personalità forte e definita e un look assai piacevole.


Ma al di la dell’impatto grafico, il vero dubbio è un altro: ai tempi del primo Myspace, la musica online era praticamente esclusivo appannaggio della piattaforma fondata in California nel 2003. Oggi, con Youtube, Soundhound, Last.fm; Simfy e chissà quante altre agguerrite startup pronte a gettarsi nella mischia, riuscirà il nuovo Myspace a fare nuovamente breccia nel cuore dei sempre più esigenti utenti del web 2.0?



giovedì 17 gennaio 2013

STREET ART: Raccontami una favola. I lavori di Francesco NOx

“C'era una volta una dolce bimbetta; solo a vederla le volevan tutti bene, e specialmente la nonna che non sapeva più che cosa regalarle. Una volta le regalò un cappuccetto di velluto rosso, e poiché‚ le donava tanto, ed ella non voleva portare altro, la chiamarono sempre Cappuccetto Rosso.”
Così comincia la favola di Cappuccetto Rosso, secondo i Fratelli Grimm: lo scorso novembre abbiamo incontrato nuovamente la bambina della favola sui muri di Paratissima, e questa volta le fila del racconto erano mosse da Francesco NOx.


Infatti in molti, a Paratissima, si sono chiesti che cosa rappresentasse il disegno, che cosa Francesco  volesse dire con quella maschera calata sul volto di Cappuccetto.  Hub09 l’ha incontrato e insieme abbiamo parlato di lupi, bambine perse nel bosco, e non solo.

“Non è la rivisitazione di nessuna favola.  In realtà per me Cappuccetto Rosso è uno strumento, un tentativo di mettere in discussione quello che ci viene inculcato fin da piccoli, un retaggio culturale che noi tendiamo a portare avanti nella vita senza analizzare e criticare. Nella favola viene esaltata una figura, il cacciatore,  attraverso un capo espriatorio, in questo caso il lupo. L’uccisione di un essere vivente viene vissuto come fatto positivo. Ho scelto di raffigurare Cappuccetto Rosso con una maschera, come se il lupo non esistesse. Una figura così dolce e innocente diventa essa stessa un cattivo.”

“ E allora chi è buono, chi è cattivo?” “Non esiste un buon o un cattivo assoluto, da un lato l’innocenza, la dolcezza, e di fronte il lupo, totalmente all’opposto. E credo che questa contrapposizione serva solo per giustificare la violenza”.

“Come finisce allora la favola?”“ Poco prima di Paratissima ho realizzato un’altra opera, dove Cappuccetto Rosso  riceve una proposta di matrimonio dal lupo. Ho immaginato diversi finali per la fiaba, e cercherò di tradurli in altri lavori. Non voglio dare nessuna morale,  voglio offrire qualcosa su cui discutere. E lo faccio in tutto le opere.”


“ Come con la Clessidra?”
“Banalmente è soltanto il tempo che scorre. Vorrei pensare a come impieghiamo il tempo, se davvero lo facciamo perché siamo convinti o perché conosciamo un solo modello. Pensa a quelli che si spostano dalla periferia al centro città, su un treno bestiame. Credo sia  importante rispetto alla variabile tempo  tenere in considerazion la qualità, piuttosto che la quantità.”

Un  tema affronta altre volte da Francesco  ad esempio con  La Ballerina e il corvo, ancora una volta due soggetti all’opposto: “Il sacrificio, la purezza contro  la tristezza e la bruttezza del corvo. Per me è un tentativo di vedere due facce della stessa medaglia. Il corvo regala una clessidra alla ballerina. E regala questo tempo per dare alla ballerina più tempo per realizzare i propri desideri. Sarà la ballerina a stabilire il valore di quel regalo”.


In quest’ottica per Francesco, il percorso artistico non è fondamentale, mentre lo diventa la comunicazione attraverso il paradosso, obiettivo del suo lavoro. “Tramite il paradosso, lancio un imput: l’opera sul muro e con la sua opposizione di contenuti, diventa qualcosa a cui ciascuno di noi attribuiscw il proprio significato. Non  riesco a schematizzare quello che sto facendo a livello artistico. L’unica pretesa è la consapevolezza  di quello che voglio dire e dei mezzi che ho a disposizione, senza essere banale”.

Per parlare dei suoi lavori utilizza Facebook, “ La comunicazione è semplice e veloce, e riesci a conoscere anche nuovi artisti. Pubblico normalmente i miei lavori su Flickr, sono riuscito a ottenere collaborazioni interessanti. Ho cercato di farlo con Opiemme, spero a breve di poter lavorare con lui.”

E ci sono altri artisti che ci consigli? “ BR1, amico oltre che collega, Fabrizio Sea Creative in mostra in questo momento al circolo torinese Amantes con l’espozione collettiva Across Rewriting, a cui partecipo anch’io, Elfo,  lo trovo geniale”. E tra i giovani? “ Orma Il Viandante e Maze, senza dubbio”.

Aspettando la prossima favola, ringraziamo Francesco.




mercoledì 16 gennaio 2013

GRAPHIC DESIGN: Cercasi nuovi supereroi di carta. Posterheroes, la terza edizione vi aspetta

Oggi vi parliamo di un’iniziativa creativa dove i supereroi sono i... poster!

Posteheroes, è un concorso di grafica e comunicazione sociale giunto ormai alla terza edizione: ne abbiamo parlato con Fabio Guida, docente del Politecnico di Torino e tra i fondatori di Plug: Creativity, l’associazione di creativi che si cela dietro al progetto.
L’iniziativa è nata nel 2010 da un gruppo di giovani creativi, studenti, architetti e designer, nei mesi dove l’Italia cercava di cambiare linea rispetto alle politica energetica, ritornando a discutere di possibili ritorni al nucleare. Il dissenso era forte, ma si rischiava di restare alle chiacchere da bar. Cresce così l’esigenza di dire qualcosa attraverso le proprie competenze: il manifesto, il poster, diventa metafora più plurale possibile, immediata e diretta.
Su queste premesse nasce Posterheroes. Non un concorso di protesta, ma il lancio di un brief dove le  persone potessero esprimere il proprio parere sul futuro delle energie, non solo a livello italiano, ma internazionale. L’obiettivo diventa così quello di creare situazioni di scambio, con domande aperte, senza essere condizionati da un brief specifico (come poteva essere ad esempio un più diretto No Nuclare).
Il primo anno si è così chiuso con circa 500 poster ricevuti e successivamente selezionati da 9 giurati, tutti esperti di vario genere, ambiente, economia sostenibile, creativi.

Vahe Abed

Ainara Garcia Cano

La seconda edizione, dedicata al tema del consumo e vincitrice del bando della Compagnia di San Paolo “Generazione Creativa” oltre alla competizione tra poster, ha visto i giurati tenere una conferenza dedicata al ruolo del design a livello sociale.
La domanda era “Serve essere eroi?”: secondo Plug, che fa sua la massima di Bertolt Brecht “Sfortunato quel paese che ha bisogno di eroi”, sono i piccoli gesti quotidiani a fare la differenza. Come lo stimolo di pubblici eterogenei. Con la partecipazione alla notte bianca dedicata ai 150 anni di Unità Italiana, la mostra è andata dal pubblico, attraverso cartelli portati in giro da omini sandwich.


Andrea_Miari



 Andrea Miari

Giungiamo così finalmente alla terza edizione, Transparent Evolution, lanciata il 18 novembre e aperta fino al 19 febbraio.
Tra gli obiettivi, due stanno davvero a cuore a Plug: arrivare a coinvolgere creativi dei paesi come Brasile, Cina, paesi latino americani e proseguire il trend dello scorso anno con 1088 poster provenienti da 67 paesi diversi. Fondamentale poi è intraprendere azioni concrete, anche attraverso i social, creando rete e contatti con altre associazioni o concretizzando alcuni copy presenti sui poster.


E il regolamento? Quattro le categorie in cui competere, inserite nel calendario della Biennale della Democrazia, ospitata quest’anno a Torino.
Ad aprile, proprio nei giorni della biennale, si terrà una mostra con i 40 vincitori, e alcuni poster delle due vecchie edizioni. I poster vincitori, decretati dalla giuria tecnica, due per ogni categoria, saranno protagonisti di incontri pubblici per raccontare il progetto in uno scontro a due: una giuria popolare decreterà il vincitore.
Il Vincitore giuria popolare e il vincitore della giuria tecnica si “scontreranno” per decretare il trionfatore finale.
Vi lasciamo con il video lancio della seconda edizione, talmente originale e accattiviamente da essere scelto dall’assessorato all’ambiente di Torino, per la campagna Smart city dedicata alla città di Torino. Chi vuole essere eroe quest’anno?


Plug: Creativity: http://www.plugcreativity.org/
Postereroes: http://www.posterheroes.org
Canale Youtube: http://www.youtube.com/user/posterheroes
Facebook: https://www.facebook.com/plugcreativity.posterheroes


SCENOGRAFIE URBANE: Fuori dalla gabbia! Le installazioni di ASPECT Studios

Talvolta la città ci sembra una gabbia: traffico, orde di persone, rumore, smog. E se ci liberassimo da questa cappa che ci affiligge, ritornando a cogliere i particolari più belli dell'ambiente urbano che ci circonda? Ecco a voi un esempio di strade che sanno stupire, in arrivo da Sydney,  Australia.

 Angel Places e Ash Streets, Sydney

Centinaia di gabbie pendono dal cielo: la passeggiata diventa così un momento onirico, dove la magia delle gabbie appese rende un angolo della città un luogo magico. L'idea è dei creativi di  ASPECT Studios, specialisti nell'ambito della paesaggistica e autori di altre strade da sogno, come nell'installazione della Chinatown della capitale australiana.

  Angel Places e Ash Streets, Sydney

Chinatown, Sydney


Fonte: http://rcruzniemiec.tumblr.com



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